Omar Caiti, medico cattolico, vive a Reggio Emilia e lavora nel Servizio Sanitario Regionale.
Nel 2009 candidato per l'UDC al Consiglio Comunale di Reggio Emilia e nel 2010 candidato al Consiglio Regionale dell'Emilia Romagna.
info: ufficiostampa@omarcaiti.itLINEA POLITICA:
IMPEGNO, TESTIMONIANZA, VERITA', LIBERTA', GIUSTIZIA
LOTTA DEMOCRATICA PER PRINCIPIO: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.
ITALIA, EUROPA: difesa dell'identità nazionale e dei valori fondanti della Costituzione della Repubblica Italiana, difesa degli "interessi nazionali", contrasto al revisionismo storico; promozione della cultura europea e censura del miope nazionalismo.
LOTTA ALLA DROGA: repressione dello spinello facile e del relativismo culturale ne favorisce la diffusione, ad opera della criminalità.
CONTRASTARE LO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE: impedire l'adescamento per strada con la leva della contravvenzione (250 €) agli utenti, senza gogna pubblica; la prostituzione non è reato ma nemmeno un "lavoro", quindi nessuna indulgenza per le cosiddette "case chiuse", no alla balorda idea della tassazione delle "prestazioni".
LOTTA ALLA PEDOFILIA mediante il contrasto della pedofilia via internet, promuovendo azioni di sensibilizzazione per il controllo parentale degli strumenti informatici.
LOTTA ALL'IGNORANZA: sostenere la scuola primaria pubblica, statale e paritaria; promozione del Long-life learning.
SALUTE: promozione della sostenibilità ambientale e impegno collettivo per un ambiente più salubre e sicuro.
WELFARE: indirizzato al mantenimento della coesione e della sicurezza sociale, superando campanilismi e provincialismi.
Bonanni, aggressione: opinione sul sindacalismo italiano. 11/09/2010
Prendo spunto dall'intervista dell'amico Mario Poli al riguardo del Segretario della CISL Bonanni alla festa del PD di Torino per aggiungere alcune considerazioni personali. Anche io esprimo solidarietà a Bonanni per la violenza subita e affermo che chi compie reati deve essere punito, condividendo la sua affermazione: “Chi fa questa e scelte ha superato il dosso della dialettica e del confronto politico, vuole solo menare le mani”. Per quanto attiene al suo ruolo di sindacalista invece ho avuto modo di leggere una intervista a Bonanni su Panorama al riguardo della vertenza FIAT-Marchionne vs Organizzazioni Sindacali di categoria a Pomigliano, che non mi è piaciuta nella forma e nella sostanza. Nei giorni seguenti parlandone con altre persone di varia estrazione dissi loro di essere infastidito dal lessico utilizzato dallo stesso Bonanni, che personalmente ritengo inappropriato per un Segretario di una così importante formazione sindacale. Ho scoperto di non essere l'unico a pensarla in questo modo, trovando riscontri anche tra iscritti alla stessa CISL. Condivido l'appello di Poli “al futuro Segretario della CGIL, affinchè adotti verso la CISL e la UIL un nuovo atteggiamento di confronto positivo, altrimenti se si prosegue con queste continue divisioni il sindacato in generale subirà un preoccupante ridimensionamento della propria rappresentanza sociale”. Anche mio ritengo che “la stessa CISL e la UIL debbano fare uno sforzo in più” per ritrovare l'unità d'intenti con la CGIL.NO VASCO IO NON CI CASCO. 28/02/2010
Mi rammarico che il Governatore uscente Vasco Errani, targa PD, non abbia saputo cogliere l'occasione per una transizione politica necessaria quanto urgente nella nostra regione. Il fallimento del laboratorio Pugliese prima e la candidatura di Emma Bonino (divorzista, abortista, eutanasista; senza con ciò esprimere un "giudizio", solo per voler chiamare le cose col loro nome) al governo del Lazio nonchè la scelta del PD Emiliano Romagnolo di rincorrere i fantasmi laicisti con la triste approvazione di un piano casa regionale fallimentare e moralmente opinabile hanno portato all'attuale situazione. Ha ragione il Cardinale Caffarra, il quale, da buon conservatore, invita l'elettorato cattolico a non sostenere quelle forze politiche che apertamente sostengono posizioni non conciliabili con la dottrina sociale della Chiesa. Il discorso non deve limitarsi a una diatriba tra fedeli, deve coinvolgere tutti i cittadini, sopratutto quelli esclusi dal piano di sovvenzioni magari perchè non ancora conviventi da due anni. Penso in particolar modo alle coppie formate da un uomo e una donna che erano e sono in procinto di sposarsi e non sono potute rientrare tra i beneficiari. Costruire il futuro non è roba da ragazzi, bisogna impegnarsi.COSTRUIRE UN PERCORSO COMUNE PER UN'ITALIA MIGLIORE. 05/09/2009
Non prive di senso e di ragionevolezza mi appaiono le parole pronunciate dal Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani durante il dibattito politico tenutosi a Festareggio insieme al parlamentare UDC Bruno Tabacci, che ho avuto il piacere di ascoltare di persona, in compagnia dell'amico Mario Poli, anch'egli presente. Il discorso generale verteva sulle future alleanze del Partito Democratico e aveva un titolo eloquente: “Andiamo bene per il centro?” Mi sono persino divertito quando Errani ha affermato che il PD oltre ad essere radicato sul territorio per avere un buon rapporto con i cittadini di cui deve essere in grado di rappresentare le istanze, deve essere anche NON ARROGANTE (ripetuto due volte)! A quel punto mi sono guardato intorno per vedere a chi si riferisse in particolare. Di certo non a Fantuzzi che sedeva sul palco tra i relatori. Diciamo che un paio di sospetti ce li ho, uno maschio, l'altra femmina. Ma andiamo oltre e veniamo ai fatti: Costruire un percorso comune per un'Italia migliore, facendo la nostra parte nella nostra amata Regione, è un obiettivo possibile e perseguibile. Sta a noi tutti realizzarlo.Preghiera di pace
Mi unisco nella preghiera per la pace. Esprimo solidarietà all'Esercito Italiano e ai sui valorosi caduti. Condoglianze ai familiari. Lotta al terrorismo dei talebani.
ENIA:
Enìa sarà incorporata in IRIDE, la multiutility di Torino e Genova. Dovrebbe nascere IRENIA. Il progetto di creare una grande multiutility del nord Italia Emilia è un obiettivo perseguito con costanza dalle amministrazioni reggiane, col Comune di Reggio Emilia capofila, dapprima con la trasformazione in Società per Azioni e la quotazione in Borsa. Tanti reggiani hanno sottoscritto le azioni Enìa al loro debutto.... Quello che forse era meno chiaro era la volontà di cedere progressivamente quote di proprietà del Comune di Reggio Emilia della partecipazione in Enìa. Logica vorrebbe i Comuni soci di Enìa interessati a conservare la proprietà delle quote per due motivi: in primis per conservare il potere di indirizzo e controllo della multiutility, che per chi non lo sapesse fornisce a tutti i cittadini acqua, gas metano, servizio raccolta e smaltimento rifiuti e ad una quota di essi anche energia elettrica; secondariamente per assicurarsi i proventi della divisione degli utili (utili che provengono dalle tasche dei clienti di Enìa, cioè noi) per finanziare il welfare locale (i servizi). Il controllo pubblico della nuova multiutility invece non sarà assicurato e la stessa sarà contendibile sul mercato.05/2009
Capitolo alleanze:
Il leader maximo del Popolo della Lussuria, Silvio Berlusconi, si accanisce contro la compagine dell'Unione di Centro accusandola di essere l'Unione delle Clientele, in riferimento alle alleanze per i ballottaggi. Addirittura ha sostenuto che a Milano l'UDC sarebbe con lui, quasi a volersi fare portavoce altrui. Ciò unito al fatto che chieda ai media di dare poco spazio all'opposizione la dice lunga sul suo concetto di democrazia. Con la sua tipica coerenza inorridisce all'idea che la nostra forza politica scelga di appoggiare il candidato su base programmatica e sul tasso di moderazione dello stesso, a meno che la scelta non coincida col candidato del PDL o LNP, allora sorride (bello spettacolo). L’Unione di Centro ha iniziato, con le scorse elezioni politiche, un proprio percorso di equidistanza sia dal Partito Democratico che dal Popolo della Libertà, per la realizzazione di un nuovo soggetto politico di centro caratterizzato da equilibrio e moderazione. Pochi giorni fa un noto esponente PDL sentenziava: “tutto ci unisce, nulla ci divide”. Non credo proprio che sia così, a cominciare dal REFERENDUM, al quale chiediamo espressamente di non partecipare, per non raggiungere il quorum dei votanti. Per chi non l'avesse ancora capito il rischio che corrono tutti i cittadini Italiani è quello di consentire alla prima forza politica del paese di avere la maggioranza del Parlamento. Sarebbe bene che anche nel Partito Democratico, a meno che non siano determinati a svolgere il ruolo di opposizione di facciata, si cominciasse a considerare l'opportunità di garantire all'Italia un futuro sicuro, democratico e pluralista. In caso contrario, considerino l'idea di togliere anche la D di democratico, fino al giorno in cui non ci sarà più niente da togliere! 19 Giugno
IL POPOLO DI CENTRO PER L'OPPOSIZIONE AL GOVERNO BERLUSCONI
22 Luglio 2009 - Bruno Vespa ha recentemente scritto su Panorama un editoriale nel quale invita l'On. Casini e l'UDC a scegliere in merito alle future alleanze politiche, intimandogli che è arrivato il momento di decidere, che Berlusconi vuole ricucire, anche per arginare le richieste della Lega Nord Padania; insomma in sostanza chiede il turn over del giullare... Vespa invoca il complotto dei “due forni”, spiegando che con le amministrative alle spalle, l'Unione di Centro non potrà continuare a stringere alleanze eterogenee ma deve rassegnarsi ad alleanze omogenee con la destra in tutto il paese. Scrivo destra perchè non vedo chi possa essere il centro tra PDL e LEGA. Orbene, Casini deciderà quello che vuole e verosimilmente l'UDC lo seguirà, ma il popolo di centro ha già deciso e da tempo, per l'opposizione al governo Berlusconi. Anche oggi sulla stampa leggiamo l'intervento del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi che ammonisce il Governo sul fatto che negli altri paesi la legislazione sullo “scudo fiscale” non preveda l'anonimato. Su questo ha ragione la stampa estera: l'Italia è il paese dove nessuno sa niente. Ragion percui il dialogo in questo frangente storico politico non può prescindere dal PD del Franceschini o del Bersani di turno. Con ciò non voglio dire che stiamo diventando di centrosinistra, poiché siamo e rimaniamo di centro, moderati e riformisti, liberi di allearci con chi vogliamo, che piaccia o no a Vespa. Liberi di chiedere e offrire agli alleati impegni precisi e concreti per il bene dell'Italia e di tutti noi.RASSEGNA STAMPA:
17 Luglio 2009 ABORTO. L'OBIEZIONE E' UN PATRIMONIO DI TUTTI
La vicenda romana della denuncia ad un farmacista che si è rifiutato di vendere la pillola del giorno dopo sembra fatta apposta per tentare di scardinare a colpi di sentenza il diritto all’obiezione all’aborto. Un diritto stabilito dalla legge 194, confermato anche dalla Corte Costituzionale e che riguarda tutti gli operatori sanitari, e quindi anche i farmacisti. Come famiglie e come società civile crediamo che l’istituto dell’obiezione, oltre a salvaguardare le convinzioni individuali, abbia una valenza educativa e sociale di primaria importanza. Rappresenta infatti un segnale che la società non si arrende all’ineluttabilità ed alla banalizzazione dell’aborto. E’ quindi un patrimonio che tutti, indipendentemente dal giudizio sull’interruzione volontaria di gravidanza, dovrebbero impegnarsi a difendere.LA VITA IN GIOCO
Bovicelli: «Con la Ru486 si corrono rischi enormi» «Una decisione irresponsabile. Una menzogna che espone le donne a rischi enormi e getta completamente sulle loro spalle il dramma dell’aborto». Luciano Bovicelli, ginecologo e ordinario di Clinica ginecologica ed ostetrica all’Università degli studi di Bologna, non fa obiezione di coscienza. In Italia è stato il primo a introdurre le tecniche di diagnosi ecografica delle malformazioni fetali, quelle amniocentesi precoci e villocentesi i cui risultati troppo spesso convincono le donne a interrompere una gravidanza. È quindi attestato su posizioni distanti dall’insegnamento della Chiesa in termini di vita nascente, ma all’introduzione della Ru486 nel nostro Paese si è sempre opposto. E oggi è più contrario che mai. Professore, quali sono i motivi di tanta ostilità nei confronti della pillola abortiva? La sento chiamare pillola "dolce", come se assumerla comportasse un minimo impatto fisico e psico-emotivo. Leggo in ogni dove che costerà pochissimo allo Stato, che libererà le donne dalla tragedia dell’aborto. Mi permetta: sono tutte bugie. Perché? Partiamo con una precisazione: la Ru486 non è una pillola, sono quattro. Tre pillole di mifepristone vanno assunte il primo giorno, a distanza di poco tempo l’una dall’altra. La quarta, la prostaglandina, dopo tre giorni. Quattro giorni di aborto... Esatto. Non c’è nessuna pillola che mandi giù e "in un attimo il problema è risolto", nessuna "magia", nessun "trauma evitato". È gravissimo che le donne vengano illuse su questo. E poi c’è la questione della concretezza di questo tipo aborto, di cosa succede davvero. Già: cosa succede? Al suo arrivo in ospedale, la donna che voglia abortire con la Ru486 è sottoposta a un’accurata ecografia, per stabilire l’età gestazionale del feto: perché l’aborto chimico abbia effetto (e anche in base a quanto stabilito dall’Aifa, ndr) deve essere al di sotto delle 7 settimane. È a quel punto che inizia la procedura: la paziente inghiottirà tre pillole che uccideranno il suo bambino. Sì, proprio quello che ha appena visto nelle immagini dell’ecografia. E le pillole sarà proprio lei a inghiottirle. Dopo di che, serviranno tre terribili giorni. In che senso terribili? Quello con la Ru486 non è l’aborto "chirurgico", che in due o tre minuti al massimo – con la paziente sotto anestesia – si completa. Qui la donna attraversa il travaglio abortivo: sente dolori alla pancia, ha emorragie, anche di forte intensità. Una vita si spegne dentro di lei nello spazio di tre giorni. Ed è uno spazio drammaticamente ampio. E poi? E poi arriva la quarta pillola, quella che dovrebbe portare all’espulsione del feto morto e che causa le contrazioni dell’utero. Il problema è che non si sa in quanto tempo farà effetto, o se permetterà l’eliminazione completa di quello che la medicina chiama "materiale abortivo": nessuno lo sa, e sto dicendo che non lo sappiamo nemmeno noi medici, neppure il personale sanitario! La verità è che l’aborto chimico è una procedura talmente complessa e imprevedibile che neanche in ospedale si sa come trattarla. Quindi la donna non sarà tutelata appieno neanche se tutta la procedura dell’aborto chimico si espleterà in ospedale? In realtà la domanda da porre è come sia possibile che tutta la procedura si espleti in ospedale. Terremo le donne in un letto quattro giorni? E questo ci costerebbe di meno? E se, come spesso accade, l’aborto non si esaurisse in quattro giorni? Aspetteremo quanto, prima di intervenire chirurgicamente con il raschiamento? Quanto tratterremo la donna in ospedale?. Che fare, dunque? Assolutamente non percorrere questa strada, e mi rivolgo soprattutto alle donne. Che poi sono le vere vittime di questa decisione. In che senso ? Vittime perché lasciate sole nell’affrontare il dramma di un’interruzione di gravidanza di cui diventano le esecutrici materiali. Vittime perché questa pillola ha ucciso decine di volte, e nessuno ha ancora fatto chiarezza su quelle morti. E vittime, soprattutto, perché ingannate. Convinte che esista un modo innocuo per liberarsi di quella "patologia" che oggi viene considerata una gravidanza. Tanto da fingere che possa essere affogata in un bicchier d’acqua... Viviana Daloiso - Avvenireinfo: ufficiostampa@omarcaiti.it





